BORSE DI DOTTORATO E RICERCA

23 05 2008

BORSE DI DOTTORATO E RICERCA

Ecco il contributo che ho lasciato sul blog dell’On. Marianna Madia, all’interno di una discussione incentrata sui temi del Sapere e del Talento generazionale, dal quale è nato un suo interessamento al lavoro dell’ADI (Associazione Dottorati Italiani) riguardante l’aumento (in numero e valore) delle Borse di Studio dei Dottorati italiani.

Spero che questo momento sia l’avvio di un interesse congiunto al tema, più generale e fondamentale, della necessità di avvio di percorsi di “valutazione della ricerca” e dei suoi finanziamenti, a partire dai Dottorati, e della costruzione di solide “partnerships Università-Impresa-Territorio”, che sono, come insegnavano già 10 anni fa a Napoli i Professori Nicolais e Corti, la conditio-sine-qua-non per l’avvio di percorsi virtuosi di crescita per l’economia e le società moderne, e quindi dell’Italia.

Speriamo che altri gruppi e persone, che conoscono l’importanza di tali temi, si uniranno a questo importante lavoro di normalizzazione e modernizzazione del Sapere e della Ricerca, che è, a mio modesto avviso, strettamente connesso al Tema del Merito e del Talento.

Chissà che non si cominci ad innovare davvero nel nostro Paese: io sento che, adesso, ce ne sono le possibilità!

- Ecco il mio commento:

Contento di leggere un altro interessante dibattito su questo Blog.

Lasciami però dire una cosa: ma perchè Tu, Marianna, la Meloni, la Mosca, e i tanti giovani parlamentari preparati di cui il Parlamento inizia, pian piano, a riempirsi, non vi occupate dello scandalo SIMBOLO del nostro Paese, sul tema della ricerca, conoscenza, innovazione..

Parlo della perenne lotta, senza successo (con una brutta figura, a mio avviso, fatta dallo scorso governo Prodi e il suo Ministro Mussi), svolta dalla Associazione Dottorati Italiani, per l’innalzamento della Borsa di Studio,la copertura di tutti i posti di dottorato con Borsa, e altre.

Voi direte, ma questo invece di parlare dell’argomento in maniera complessa, parla della borsa di studio del dottorato:

il fatto è che in quella Borsa di Studio (e nei modi in cui molto spesso essa viene gestita e attribuita dalle Università), e nei contributi per la Ricerca, in genere, a mio avviso risiede TUTTO il complicato e negativo rapporto che il nostro Paese ha con il mondo del “Sapere, Innovazione, Merito, Talento..”

Per questo chiedo: perchè, Marianna, non vi iniziate ad occupare di questo scandalo tutto italiano??

Sono molto d’accordo sull’approccio “Bottom Up e Caotico” alla risoluzione dei problemi come quello generazionale, ma riguardo al vasto problema del SAPERE e del MERITO, io credo esso si possa approcciare solo attraverso la Leva di alcuni Parametri di Rottura di tipo politico: incentivi economici, investimenti privati, long-life learning, etc.

Questa è la mia opinione a riguardo.

Massimo

- Ed ecco la risposta della Madia:

…. Soltanto un’informazione per Massimo Preziuso e l’ADI: uno dei miei primissimi atti di “sindacato ispettivo” sarà chiedere conto al governo del sinora mancato aumento delle borse di dottorato, votato con la finanziaria 2008. Attendo di conoscere gli importi della borsa di maggio per inviare l’interrogazione.





Scintille di innovazione da San Francisco

9 05 2008
Posto con piacere questo articolo di Jane Jacobs, che trovo di un interesse particolare, soprattutto nella parte in cui si parla di Maker Faire, e della necessità di trasportare l’esperienza americana in Italia.

 Buona Lettura. Massimo

Scintille di innovazione da San Francisco

 L’innovazione e l’improvvisazione sono le scintille che provocano la crescita tecnologica ed economica delle citta’. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti che si sviluppano in maniera armoniosa, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.

Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.

Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi  per lo piu’ alla produzione bellica e non si e’ evoluta da essa.

Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.

Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.

Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi” almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?

San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.

A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”, l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).

 Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.

L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.

I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’ creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.

Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”, dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.

Un tipico progetto della fiera è quello di Addie Wagenknecht. Addie ha progettato un tavolo con speciali sensori che funziona come un computer. Questo nuovo tavolo ha simili caratteristiche al nuovo dispositivo di Microsoft chiamato Surface. Ma mentre il dispositivo di Microsoft costa $10,000, il tavolo elettronico progettato da Wagenknecht si puo’ costruire per soli $500 . Secondo Wagenknecht il suo tavolo ha molte più funzionalità di Surface. Dal momento che sia l’hardware che il software sono in open source, ognuno puo’ effettuare piccole modifiche per svolere nuove funzioni.

Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 

Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. 

 Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane.





L’ostinazione della Banca centrale europea

2 05 2008

Tutti i principali Istituti di ricerca internazionali escono ultimamente rivedendo al ribasso le loro previsioni di crescita dell’economia globale per il 2008, a pochi mesi dalle loro stime.

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato ad aprile le proprie previsioni sul 2008 fatte a gennaio, limandole addirittura di 5 decimi di punto: ad inizio anno, la stima di crescita dell’economia internazionale era fissata al +4,2%, ad aprile è scesa al +3,7% per l’anno in corso.

Guardando alla crescita delle economie avanzate, e alla misura con la quale nel giro di pochi mesi è stata tagliata la stima, ci sembra di poter dire che esiste davvero il rischio di ricadere in una profonda crisi economica. Al momento, l’FMI stima una crescita per gli Usa non superiore allo 0,5-0,6% per il biennio 2008-2009; crescita che tuttavia è ancora tutta da verificare e che, alla luce degli scenari che si stanno profilando, potrebbe subire ulteriori ritocchi all’ingiù nei prossimi mesi. Analogo discorso per l’Area Euro, dove l’Italia sarà il fanalino di coda con una crescita prevista dello 0,3% nei prossimi due anni.

Inoltre, è di qualche giorno fa la notizia che, sempre l’FMI prevede che l’emorragia è ancora in là da terminare, annunciando che le Istituzioni finanziarie internazionali potrebbero riportare ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, pari insomma ad una manovra finanziaria tra le più alte che il nostro Paese abbia mai fatto.

L’inflazione nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi nel 2008 al +2,8%, in crescita di 7 decimi di punto sul 2007, ma tuttavia sempre inferiore a quella statunitense.

Qual è il comportamento delle 2 Banche centrali in un quadro del genere? Mentre la Federal Reserve continua nel progressivo abbassamento dei tassi di interesse, al fine di ridare fiato all’economia americana ed evitare di mettere in ginocchio ulteriormente i consumatori più poveri che hanno contratto mutui subprime, la Bce invece si ostina a dichiarare di avere il timore di un’ulteriore infiammata sui prezzi nel medio termine. Infiammata che naturalmente è quasi tutta importata!

Insomma, mentre l’una abbassa drasticamente i tassi pur in presenza di un rischio inflazione ancora più marcato di quello europeo, la Banca di Francoforte, invece, tiene costanti i tassi, poiché la sua bussola è solo l’inflazione, rischiando così di dare il colpo finale ad un’economia in evidente fase di stanca e, in modo particolare ai consumi, viste le sempre più evidenti difficoltà di molti consumatori che in questi anni hanno contratto un mutuo a tasso variabile a saldare la propria rata. Lo stesso Fondo monetario internazionale sembra caldeggiare una virata nella politica montetaria della BCE, sottolineando proprio in questi ultimi giorni come la Banca centrale europea abbia ora spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.

A fronte di ciò mi domando: ma se ne hanno potere come credo, non è davvero il momento che i Governi europei pensino ad una revisione della mission della BCE? Se fossi in Berlusconi, sarebbbe una delle prime azioni che cercherei di avanzare in ambito europeo, considerato - come noto - anche il gravante peso degli oneri passivi sul nostro debito pubblico.