L’ostinazione della Banca centrale europea

2 05 2008

Tutti i principali Istituti di ricerca internazionali escono ultimamente rivedendo al ribasso le loro previsioni di crescita dell’economia globale per il 2008, a pochi mesi dalle loro stime.

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato ad aprile le proprie previsioni sul 2008 fatte a gennaio, limandole addirittura di 5 decimi di punto: ad inizio anno, la stima di crescita dell’economia internazionale era fissata al +4,2%, ad aprile è scesa al +3,7% per l’anno in corso.

Guardando alla crescita delle economie avanzate, e alla misura con la quale nel giro di pochi mesi è stata tagliata la stima, ci sembra di poter dire che esiste davvero il rischio di ricadere in una profonda crisi economica. Al momento, l’FMI stima una crescita per gli Usa non superiore allo 0,5-0,6% per il biennio 2008-2009; crescita che tuttavia è ancora tutta da verificare e che, alla luce degli scenari che si stanno profilando, potrebbe subire ulteriori ritocchi all’ingiù nei prossimi mesi. Analogo discorso per l’Area Euro, dove l’Italia sarà il fanalino di coda con una crescita prevista dello 0,3% nei prossimi due anni.

Inoltre, è di qualche giorno fa la notizia che, sempre l’FMI prevede che l’emorragia è ancora in là da terminare, annunciando che le Istituzioni finanziarie internazionali potrebbero riportare ulteriori perdite per 43 miliardi di dollari, pari insomma ad una manovra finanziaria tra le più alte che il nostro Paese abbia mai fatto.

L’inflazione nell’area dell’euro dovrebbe attestarsi nel 2008 al +2,8%, in crescita di 7 decimi di punto sul 2007, ma tuttavia sempre inferiore a quella statunitense.

Qual è il comportamento delle 2 Banche centrali in un quadro del genere? Mentre la Federal Reserve continua nel progressivo abbassamento dei tassi di interesse, al fine di ridare fiato all’economia americana ed evitare di mettere in ginocchio ulteriormente i consumatori più poveri che hanno contratto mutui subprime, la Bce invece si ostina a dichiarare di avere il timore di un’ulteriore infiammata sui prezzi nel medio termine. Infiammata che naturalmente è quasi tutta importata!

Insomma, mentre l’una abbassa drasticamente i tassi pur in presenza di un rischio inflazione ancora più marcato di quello europeo, la Banca di Francoforte, invece, tiene costanti i tassi, poiché la sua bussola è solo l’inflazione, rischiando così di dare il colpo finale ad un’economia in evidente fase di stanca e, in modo particolare ai consumi, viste le sempre più evidenti difficoltà di molti consumatori che in questi anni hanno contratto un mutuo a tasso variabile a saldare la propria rata. Lo stesso Fondo monetario internazionale sembra caldeggiare una virata nella politica montetaria della BCE, sottolineando proprio in questi ultimi giorni come la Banca centrale europea abbia ora spazio per abbassare il livello dei tassi di interesse alla luce del deterioramento dell’outlook economico.

A fronte di ciò mi domando: ma se ne hanno potere come credo, non è davvero il momento che i Governi europei pensino ad una revisione della mission della BCE? Se fossi in Berlusconi, sarebbbe una delle prime azioni che cercherei di avanzare in ambito europeo, considerato - come noto - anche il gravante peso degli oneri passivi sul nostro debito pubblico.


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3 risposte a “L’ostinazione della Banca centrale europea”

1 06 2008
gianpaolo (11:21:42) :

Non sono in accordo con l’autore dell’articolo, anche se capisco le motivazioni addotte.
Faccio un riferimento ad un metodo di valutazione delle attività finanziarie 8ma che secondo me è stato utilizzato anche per gli immobili), che vuole il prezzo finanziario pari al rapporto fra la rendita netta annuale ed il tasso di interesse, per cui:

VA=rendimento netto/0,04

Quando il tasso di interesse scende (oggi 0,04) il riultato del rapporto cresce producendo asset inflation; quando cresce, il rapporto decresce ed i prezzi registrano una discesa.
Dal 1999- 2000 al 2005 i tassi di interesse mondiali sono scesi (la base monetaria è cresciuta), ed i cittadini a reddito fisso hanno perso potere di aquisto… vorreste tagliare il tasso di intersse e far ripartire l’asset inflation??
La conduzione della politica monetaria spetta a economisti; sarebbe auspicabile a seguaci della scuola austriaca (MISES e la repubblica del Weimar) piuttosto che a monetaristi alla Friedman.. ma non a politici!!
Tagliare il TUS per pagar meno i debiti e pagare di più il petrolio, le case, i vestiti, il cibo salva le imprese indebitate non la popolazione!!!
La società di oggi è costruita sul debito: più debiti concessi dalle banche corrispondono ad un aumento della base monetaria, quindi a maggiore inflazione..
Forse avremo in futuro una crescita asfittica, ma non drogata da una illusione monetaria (di cui Greenspan è stato padre)!!
Credo che il problema non sia della politica monetaria europea, semmai di quella americana pregressa (che ha tenuto i tassi reali a zero per oltre 2 anni); altre colpe le ha il WTO, che ha lasciato entrare la Cina prima di: A) cessare le manipolazioni monetarie agganciando lo Yuan al Dollaro; B) riconoscere ai lavoratori diritti almeno in parte assimilabili a quelli occidentali! In definitiva ritengo l’attuale condizione figlia di cecità politica!!
Un’economia basata sul consumo (come qella euro atlantica) non può durare all’infinito. Il risparmio interno deve essere focalizzato su investimenti produttivi, non per fornire liquidità ai consumi.. perchè la Germania tira e gli atri annaspano (hanno alzato l’IVA, consumano poco, però hanno avanzi nella bilancia commerciale)!
Il debito è come la corda di un impiccato, è tempo di reiventarsi un tessuto economico.. non di concedere corde più lunghe!!

3 06 2008
innovatorieuropeimassacarrara (19:02:09) :

Fa piacere che si apra il dibattito su questo tema. Gianpaolo ti dico soltanto che di là dalle nozioni teorica la realtà è che con questa politica monetaria miope e soprattutto non coordinata a livello globaòe rischia di provocare stagflation in Europa, che è il peggior male che si possa avere. Lo stato attuale dimostra che una politica monetaria restrittiva e non globale non è più completamente efficace nell’evitare un surriscaldamento dei prezzi. I prezzi petroliferi, energetici, delle materie prime e delle derrate alimentari stanno crescendo a vista d’occhio a livello planetario. Tenere alti i tassi di interesse non solo frena gli sviluppi, ma rischia di mettere ulteriormente in ginocchio le famiglie dell’ormai ex ceto medio e, nel caso italiano, il bilancio statale.
A mio parere vanno rivisti i criteri guida della politica monetaria europea, in linea con quelli americani.
Daniele

3 07 2008
gianpaolo (00:19:52) :

Secondo me il tasso di interesse non è la chiave del problema, che al contrario risiede nell’inefficienza del sistema allocativo del risparmio. Le banche universali creano le bolle speculative; prima internet, poi l’immobiliare, ora petrolio & comodity. Qeueste sono portatrici di troppi conflitti di interesse ed è evidente, che non valutano i rischi prospettici (come diceva il Prof., pattinano sul ghiaccio).
Credo che il caro mutui sia loro responsabilità, dato che sapevano (almeno i centri studi) che il ribasso del tasso di interesse era funzionale al coordinamento delle politiche monetarie, prima dell’introduzione dell’euro.
Personalmente ritengo che vi sia stato opportunismo precontrattuale.. ma la class action l’anno bloccata!!
Il problema del petrolio è dovuto all’esaurimento della risorsa, alla dipendenza energetica totale.
Ora, il rimedio: di breve, è nel solare (beati i possessori di casa che possono sfruttare tale beneficio, previsto in finanziaria 2008, bravo Prodi); di lungo, nel nucleare (merito del centro destra). Il tasso di intresse non ha effetti.
Per ridurre il prezzo dei prodotti alimentari basta ribuovere le barriere all’import extraUE; ma i produttori interni sarebbero annientati dai prezzi irrosori dei prodotti esteri; chi tutelare i cittadini o i produttori? Il dilemma è tutto del policy maker e non vorrei essere al loro posto; però il tasso di interesse non è pertinente.
Quello che più mi preoccupa è il prezzo delle case. A mio avviso, noi non abbiamo registrato gli incrementi realizzati all’estero (Spagna e USA) a causa degli elevati costi di transazione: agenzie immobiliari (A.I., almeno l’8% sul singolo scambio); spese notarili (credo il 5%, ma nn ho idea); costi bancari eccessivi (spread maggiori rispetto ai Paesi UE).
Intervenire su queste abnormità (limitando i costi al 3%, fra agenzia e notaio); pur non contrastando la discesa del valore finanziario, può annullare la caduta del valore reale, liberando le famiglie da rischi non correttamente valutati.
A tal proposito, soprattutto benche e A.I., sono le reponsabili. Le banche perchè hanno prestato i soldi, scaricando i rischi (catolarizzazioni e subprime).. alimentando l’aset inflation; le A.I., che per realizzare provviggioni di breve, hanno spinto i valori oltre il prezzo ragionevole.
Chi ha sbagliato deve pagare, se li salviamo non apprendono la lezione. Mi sento preso in giro perchè da dottorando prendo due lire ed il calciatore gira in porche; i tassi di interesse non sono la via… meritocrazia, anche nel credito!!

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