“MADIA” INTERROGA “GELMINI”

3 06 2008

Aumentare le borse dei dottorandi. Interrogazione a Gelmini .

I dottorandi e i dottori di ricerca sono una risorsa vitale per il paese, rappresentano il futuro della ricerca scientifica, l’innovazione, la competenza”, ma “da otto anni la borsa di dottorato e’ ferma, in Italia, a circa 800 euro.

Una somma insufficiente per le esigenze minime di un giovane ricercatore, soprattutto in una fase di aumento del costo della vita”. Lo sottolinea Maria Anna Madia, deputata del Pd e componente della commissione Lavoro che, su questo tema, ha presentato una interrogazione al ministro dell’Universita’ Mariastella Gelmini, per sapere se il governo intenda mantenere l’impegno assunto con la precedente Finanziaria e disporre il necessario decreto che aumenta gli importi minimi.

“Con la Finanziaria 2008 il Parlamento, per la meritoria iniziativa bipartisan del senatore Valditara, ha votato l’aumento dell’assegno di dottorato a 1000 euro- ricorda, infatti, Madia- Chiedo un preciso impegno del governo a mantenere l’aumento in misura permanente. Si tratta di un primo importante passo per lo sviluppo della societa’ della conoscenza e del suo capitale umano, che va nella direzione del merito e dello sviluppo economico del paese”.

   

 





BORSE DI DOTTORATO E RICERCA

23 05 2008

BORSE DI DOTTORATO E RICERCA

Ecco il contributo che ho lasciato sul blog dell’On. Marianna Madia, all’interno di una discussione incentrata sui temi del Sapere e del Talento generazionale, dal quale è nato un suo interessamento al lavoro dell’ADI (Associazione Dottorati Italiani) riguardante l’aumento (in numero e valore) delle Borse di Studio dei Dottorati italiani.

Spero che questo momento sia l’avvio di un interesse congiunto al tema, più generale e fondamentale, della necessità di avvio di percorsi di “valutazione della ricerca” e dei suoi finanziamenti, a partire dai Dottorati, e della costruzione di solide “partnerships Università-Impresa-Territorio”, che sono, come insegnavano già 10 anni fa a Napoli i Professori Nicolais e Corti, la conditio-sine-qua-non per l’avvio di percorsi virtuosi di crescita per l’economia e le società moderne, e quindi dell’Italia.

Speriamo che altri gruppi e persone, che conoscono l’importanza di tali temi, si uniranno a questo importante lavoro di normalizzazione e modernizzazione del Sapere e della Ricerca, che è, a mio modesto avviso, strettamente connesso al Tema del Merito e del Talento.

Chissà che non si cominci ad innovare davvero nel nostro Paese: io sento che, adesso, ce ne sono le possibilità!

- Ecco il mio commento:

Contento di leggere un altro interessante dibattito su questo Blog.

Lasciami però dire una cosa: ma perchè Tu, Marianna, la Meloni, la Mosca, e i tanti giovani parlamentari preparati di cui il Parlamento inizia, pian piano, a riempirsi, non vi occupate dello scandalo SIMBOLO del nostro Paese, sul tema della ricerca, conoscenza, innovazione..

Parlo della perenne lotta, senza successo (con una brutta figura, a mio avviso, fatta dallo scorso governo Prodi e il suo Ministro Mussi), svolta dalla Associazione Dottorati Italiani, per l’innalzamento della Borsa di Studio,la copertura di tutti i posti di dottorato con Borsa, e altre.

Voi direte, ma questo invece di parlare dell’argomento in maniera complessa, parla della borsa di studio del dottorato:

il fatto è che in quella Borsa di Studio (e nei modi in cui molto spesso essa viene gestita e attribuita dalle Università), e nei contributi per la Ricerca, in genere, a mio avviso risiede TUTTO il complicato e negativo rapporto che il nostro Paese ha con il mondo del “Sapere, Innovazione, Merito, Talento..”

Per questo chiedo: perchè, Marianna, non vi iniziate ad occupare di questo scandalo tutto italiano??

Sono molto d’accordo sull’approccio “Bottom Up e Caotico” alla risoluzione dei problemi come quello generazionale, ma riguardo al vasto problema del SAPERE e del MERITO, io credo esso si possa approcciare solo attraverso la Leva di alcuni Parametri di Rottura di tipo politico: incentivi economici, investimenti privati, long-life learning, etc.

Questa è la mia opinione a riguardo.

Massimo

- Ed ecco la risposta della Madia:

…. Soltanto un’informazione per Massimo Preziuso e l’ADI: uno dei miei primissimi atti di “sindacato ispettivo” sarà chiedere conto al governo del sinora mancato aumento delle borse di dottorato, votato con la finanziaria 2008. Attendo di conoscere gli importi della borsa di maggio per inviare l’interrogazione.





Scintille di innovazione da San Francisco

9 05 2008
Posto con piacere questo articolo di Jane Jacobs, che trovo di un interesse particolare, soprattutto nella parte in cui si parla di Maker Faire, e della necessità di trasportare l’esperienza americana in Italia.

 Buona Lettura. Massimo

Scintille di innovazione da San Francisco

 L’innovazione e l’improvvisazione sono le scintille che provocano la crescita tecnologica ed economica delle citta’. Quando gli uomini si ritrovano a vivere, produrre e consumare in economie cittadine vibranti che si sviluppano in maniera armoniosa, spesso riescono a sviluppare nuove idee che, applicate in particolari situazioni, luoghi e tempi, diventano motori di sviluppo economico.

Questo e’ accaduto nel caso di Taiwan negli anni ’60 e nel caso del Nord Est Italiano negli anni ’70. Questo accade ancora oggi nelle dinamiche economie delle citta’ che si affacciano sull’Oceano Pacifico.

Raramente alcuna crescita economica e stata sviluppata da contributi pubblici rivolti a pioggia al mondo della ricerca. In Unione Sovietica, si sono sviluppate straordinarie competenze nel campo della ricerca nucleare, ma tale ricerca e’ andata a rivolgersi  per lo piu’ alla produzione bellica e non si e’ evoluta da essa.

Spesso le innovazioni sono piccole, quasi insignificanti, esse si ritrovano nel mondo della produzione e con essa continuamente interagiscono senza che vi sia il bisogno di un contributo dallo Stato o di un costoso centro di ricerca finanziato da una grande multinazionale.

Non sto dicendo che tali soldi siano sempre spesi male, ma che l’innovazione e l’improvvisazione colgono il loro apice quando sono in parte dettati da necesssita’ produttive contingenti e portate avanti da persone che sanno applicare idee a pratica.

Come fare ad instillare qualche seme di genialita’ applicata? Come spingere le persone ad interessarsi di tecnologia e a “sporcarsi” almeno un po’ le mani attraverso il processo di innovazione e produzione?

San Francisco e la sua area metropolitana hanno generato scintille di innovazione grazie ai suoi improvvisatori e innovatori. Tali imporvvisatori erano in genere ragazzini che provavano nuovi macchinari nel loro garage o dietro i banchi di scuola. E’ il caso di Steve Jobs e di Steve Wozniak che iniziarono la rivoluzione del PC dal loro garage, e di Sergey Brin e Larry Page che hanno ideato gli algoritmi di Google mentre erano ancora a scuola.

A San Francisco si e’ trovata una risposta alla domanda di nuove inventzioni con una fiera chiamata Maker Faire, dove si pagano $25 per partecipare ad un evento di creativita’ di gruppo dove si gioca con micro-chip e transistors per creare nuovi strumenti elettronici. Alcuni di questi strumenti sono poco piu’ che giocattoli, ma altri potrebbero diventare i telefoni cellulari, i PC o i robot del futuro. Il festival è un raduno di “secchioni”, ma in più ha il gusto del “fai da te”, l’aggiunta di scienziati casalinghi, di pensatori, di artisti e di artigiani. Quest’anno i loro progetti elettronici includono robot sputa-fuoco, computers indossabili, stampanti tridimensionali e torte motorizzate (anche se non mi è ben chiaro cosa siano).

 Tutti sono incoraggiati a sporcarsi le mani costruendo i propri circuiti elettrici, creare nuovi articoli tecnologici e lanciare i loro razzi. Questo è il terzo anno della Maker Faire. Lo scorso anno vi parteciparono più di 40,000 persone e più di 20,000 persone hanno partecipato ad un simile evento in Texas.

L’idea di giocare con la tecnologia in un modo così nuovo può sembrare quasi superflua. Ma questo è il sale dell’innovazione, almeno secondo il parere di Tim O’Reilly, fondatore di O’Reilly Media, una società editoriale che pubblica le riviste Make e Craft. O’Reilly è un guru della tecnologia ed e’ stato l’inventore del termine Web 2.0 che cattura la tendenza di creare maggiore interattività, nello scambio di informazioni e nella collaborazione tra Internauti.

I computers, i chip, i sensori e gli altri componenti elettronici non sono mai stati così a buon mercato. Questo significa che i vari gadgets ad alta tecnologia stanno diventando beni usa e getta. Quindi possono essere smontati e riutilizzati per costruire cose nuove. Una vecchia macchina fotografica digitale, ad esempio, può essere collegata ad un aquilone per fare fotografie dall’alto, oppure, se l’aquilone si collega ad un navigatore satellitare ed ad altri dispositivi, si puo’ creare un aquilone automatico, che voli senza il controllo dell’uomo.

Inoltre, Internet sta aiutando persone di tutto il mondo a scambiarsi informazioni sui loro progetti. Siti web come Instructables.com e wiki-How.com sono diventati popolari luoghi di incontro per i nuovi inventori. Essi si fanno portatori dell’ideologia dell’ “open source”, dove il flusso di idee innovative si scambia gratuitamente. Questo modello iniziò per gli sviluppatori di software, ma si sta rapidamente espandendo in altri campi.

Un tipico progetto della fiera è quello di Addie Wagenknecht. Addie ha progettato un tavolo con speciali sensori che funziona come un computer. Questo nuovo tavolo ha simili caratteristiche al nuovo dispositivo di Microsoft chiamato Surface. Ma mentre il dispositivo di Microsoft costa $10,000, il tavolo elettronico progettato da Wagenknecht si puo’ costruire per soli $500 . Secondo Wagenknecht il suo tavolo ha molte più funzionalità di Surface. Dal momento che sia l’hardware che il software sono in open source, ognuno puo’ effettuare piccole modifiche per svolere nuove funzioni.

Come molte altre cose che stanno accadendo a questa Fiera dell’innovazione, incoraggiano a maggiore innovatività. 

Anche se il Maker Faire e’ un evento piu’ diverente che utile, esso permette di instillare il seme dell’innovazione e dell’improvvisazion, che portano crescita e succeso economico; se l’improvvisazione funziona, il motivo del suo successo non e’ teorico, ma pratico. 

 Credo che una Maker Faire che coinvolgesse giovani e inventori di ogni genere avrebbe un notevole successo anche nelle citta’ Italiane.





Sono Online le 10 domande di IE al Partito Democratico

31 03 2008




Il futuro dei nuovi manager (considerazioni sul merito da Rapporto Luiss 2008)

18 03 2008

Giovanni Stringa - Il Corriere della Sera - 18 Marzo

Piace (nella teoria), ma non convince (nella pratica). Il merito, per molti italiani, resta semplicemente un bel concetto, auspicabile ma poco seguito. E’ questa una delle fotografie del Bel Paese scattate dal Rapporto Luiss 2008 «Generare classe dirigente. Una sintonia positiva da ritrovare con il Paese», che sarà presentato domani a Roma.Per l’80% degli italiani, si legge nello studio, la meritocrazia è (o, vista la realtà poco incoraggiante, sarebbe) un principio giusto.
Ma il 40% è anche convinto che «ognuno può utilizzare legittimamente le relazioni di cui dispone per affermarsi».
Forse alcuni pensano al concetto di network anglosassone dove i docenti segnalano i migliori alunni e le università seguono gli studenti dopo la laurea. Ci sono però anche le classiche segnalazioni più relazionali che meritocratiche. Come dire: merito sì, ma le raccomandazioni sono ancor meglio.Una sorta di doppio gioco che diventa ancora più marcato quando il campione dell’indagine si riduce alle sole classi dirigenti: il 97% dice sì al merito, ma il 66,2% legittima senza problemi la classica pratica delle «spintarelle ». Tanto che alla fine quattro italiani su cinque, e l’85% della classe dirigente, ammettono che «nel concreto in Italia le relazioni e le raccomandazioni contano più del merito».

Se la meritocrazia continua a non sfondare, c’è tuttavia qualcosa che si muove nell’approccio degli italiani. All’insegna del mercato. Sì, proprio il mercato. E proprio nel Paese delle raccomandazioni, dei figli che succedono ai padri che sono succeduti ai nonni, e delle regole che, più che fare chiarezza, spesso buttano fumo negli occhi e frenano l’iniziativa privata. Per 63 italiani su 100, così ha rilevato l’indagine Luiss, «servirebbe aprire una stagione che privilegia il libero mercato e quindi anche il merito e la mobilità delle persone, che ne rappresentano la logica conseguenza».

Ma la posizione «liberomercatista» non si ferma qui. Una percentuale ancora più alta, il 72%, dice sostanzialmente che «l’Italia è un Paese da “slegare” da troppi vincoli burocratici che ne limitano un’efficace azione di governo». «Meno lacci e lacciuoli», insomma. Forse perché è proprio dove il mercato è più dinamico che il merito, come sottolinea il rapporto, ha più chance. Secondo gli italiani sono infatti le imprese, dalle piccole alle grandi, quelle che privilegiano di più il merito. In altre parole, chi vuole andare avanti solo con le proprie gambe ha più probabilità di crescita e di carriera nel mondo delle aziende. Molte di più di quanto succeda, invece, nella pubblica amministrazione, nella politica e nelle associazioni sindacali, che nel sondaggio si trovano in fondo alla lista dei settori meritocratici.

Tra l’altro, è proprio sul settore pubblico che si concentrano alcune delle proposte suggerite per dare più spazio alle capacità e meno alle raccomandazioni. Secondo la stragrande maggioranza degli italiani interpellati è necessario «premiare il merito nei concorsi pubblici (professioni e pubblica amministrazione) affidandoli a valutatori terzi per garantire trasparenza», e «licenziare» i funzionari statali «condannati in via definitiva, penalmente e amministrativamente».

Ne è convinto più del 90% del campione del sondaggio. Per realizzare l’indagine del Rapporto Luiss sono state raccolte le risposte di più di 2 mila famiglie, fra tutta la popolazione italiana, e sono state messe a punto 500 interviste circa per il campione della classe dirigente.

Ma, al di là del capitolo sul settore pubblico, nel privato è ancora una volta il mercato a essere più volte citato tra le proposte che raccolgono maggiori consensi. Per arrivare a una classe dirigente meno «figlia di papà» e più «self made», 75 italiani su cento chiedono più liberalizzazioni e più concorrenza, e 87 su cento auspicano meno tasse per le imprese virtuose (bilanci a posto, sistemi avanzati di sicurezza e qualità del lavoro, rispetto dell’ambiente). Non manca naturalmente, però, la questione dell’evasione: per l’85% un inasprimento dei controlli fiscali, evitando la concorrenza sleale tra imprese, è una condizione importante per favorire il merito «nell’interesse di tutto il Paese».

Non poteva poi mancare la politica. E qui, per la «casta», arrivano i «paletti»: 73 italiani su cento chiedono di «limitare a un massimo di due mandati l’eleggibilità dei politici (a tutti i livelli) per favorire il ricambio ». Un ricambio necessario, e non solo nella politica, se è vero che solo un italiano su quattro (27%) pensa che la classe dirigente del Paese sia responsabile, solo uno su tre (31,8%) la riconosce competente e addirittura poco più di uno su cinque (21,1%) la definisce innovativa. La situazione resta critica anche quando in gioco entrano i giovani e le loro prospettive: il 63,7% pensa di avere in futuro un lavoro e una posizione sociale inferiore a quella dei propri genitori.

Ma ci sono anche spiragli e situazioni positive. Il rapporto, infatti, parla di una «nuova classe dirigente » che sta formandosi in alcuni ambiti, anche se ristretti. Come associazioni sociali di volontariato e del terzo settore, o medie aziende vitali e attente allo sviluppo del territorio e del sociale. Sono questi i due «vivai » più promettenti secondo gli italiani. Mentre solo percentuali ridottissime, sotto il 5%, pensano che il ricambio possa arrivare dal mondo delle banche, dei sindacati, degli ordini professionali e delle scuole di formazione politica.

Quali sono le conclusioni del rapporto, preparato con la regia scientifica del rettore della Luiss Massimo Egidi e del direttore generale Pier Luigi Celli? L’idea di fondo del lavoro, su cui hanno lavorato Nadio Delai (Ermeneia), Carlo Carboni (Università Politecnica delle Marche), Massimo Bergami (Università di Bologna) e Raffaele De Mucci (Luiss), è quella di lanciare un «piano straordinario» che insista sul merito e sul ricambio. Non tanto, però, un piano che aggiunga regole su regole, burocrazia e confusione. Ma un progetto che abbia l’obiettivo di «slegare» il sistema nel suo complesso.





Nasce la Rivista di Innovatori Europei

18 03 2008

Nasce la Rivista Mensile di “Innovatori Europei” ed ecco la NUMERO UNO

Sono passati due anni dalla nascita di questo progetto, che inizia dall’impegno politico di un gruppo di amici a Roma per poi crescere in tutta Italia ed in Europa e diventare, piano piano, un Movimento presente in 40 territori ed un giovane Think Tank .

Dopo questi due anni passati attraverso un processo di “distruzione creativa”, infatti, Innovatori Europei ora vuole dedicarsi principalmente a diventare un innovativo e giovane Think Tank, specializzato sui temi del Sapere e Innovazione, Energia ed Ambiente, Politiche Europee ed Euro-Mediterranee.

Questa rivista, che verrà distribuita in maniera gratuita, in un primo momento in formato digitale, rappresenta il primo passo verso la sistematizzazione della nostra Knowledge Base, e speriamo sia da stimolo per il miglioramento dei nostri lavori.

Il mio augurio è che Innovatori Europei cresca, diventando un punto di incontro in cui discutere, insieme, su quei temi nuovi, che da sempre mi/ci appassionano, e che spero pian piano appassioneranno i cittadini europei del nuovo millennio.

Vi aspettiamo in tanti, per collaborare alla rivista, ai Centri di Competenza, o alla crescita di Innovatori Europei a livello territoriale.

Grazie a tutti quelli che hanno creduto e credono a questo progetto nuovo, e a quelli che ci crederanno.

Londra, Martedì 18 Marzo, 2008 - Massimo Preziuso

 





I DIECI TREND CHE STANNO CAMBIANDO E CAMBIERANNO IL MONDO

16 03 2008

Tratto da Fondazione Edison - Accademia dei Lincei: I dieci trend che cambieranno la geo-economia del mondo
Proiezioni dei maggiori istituti mondiali raccolte dalla Fondazione Edison nello studio “Dove va il mondo?

Popolazione, economia, cibo, energia e materie prime”
• POPOLAZIONE – Nel 2030, secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, la popolazione di Cina e India (quasi 3 miliardi di persone) sarà 2,7 volte superiore a quella di Europa, Russia e Nord America (1,1 miliardi).
• PIL – Nel 2039, secondo le proiezioni della Goldman Sachs, il PIL a prezzi correnti dei cosiddetti BRICs (Brasile, Russia, India e Cina) supererà quello complessivo dei Paesi del G-6 (USA, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia e Italia). Nel 2041 il PIL della Cina a prezzi correnti supererà quello USA. Ma già nel 2015, secondo le proiezioni dell’economista Angus Maddison per l’OCSE, il PIL a parità di potere di acquisto della Cina supererà quello degli Stati Uniti.
• ENERGIA E CO2 - Secondo le proiezioni dell’International Energy Agency, la Cina diventerà presto il principale consumatore mondiale di energia, superando gli Stati Uniti poco dopo il 2010. Nel 2015 il consumo di energia primaria della Cina sarà già di 2,9 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (tep) contro i 2,6 miliardi degli USA e gli 1,9 miliardi della UE-27. Nello stesso anno le emissioni totali di CO2 della Cina saranno pari a 8,6 miliardi di tonnellate, contro i 6,4 miliardi degli USA e i 4 miliardi della UE-27.
• CONSUMO DI RAME – La Cina, secondo l’International Copper Study Group, ha superato gli Stati Uniti a livello mondiale nel consumo di rame nel 2002 ed ha superato la UE-27 nel 2005. Nel periodo gennaio-ottobre 2007 il consumo cinese di rame è già stato pari all’83% di quello complessivo di Stati Uniti e UE-27.
• SALDO COMMERCIALE NELL’ELETTRONICA/TLC – Secondo l’OCSE, dal 2004 la Cina è diventata il principale esportatore mondiale di prodotti dell’Information and Communication Technology. Nei prossimi anni rafforzerà sempre più questa posizione anche con propri marchi ed esportazioni dirette di proprie aziende.
• CONSUMO DI CARNE - Già oggi la Cina è il primo consumatore mondiale di carne (bovina+suina+pollo). Negli ultimi 20 anni i consumi pro capite di carne della Cina sono più che raddoppiati. Nel 2013, secondo le proiezioni del Food And Policy Research Institute (FAPRI), i consumi cinesi di carne supereranno quelli complessivi di Stati Uniti ed Unione Europea considerati assieme, toccando i 75 milioni di tonnellate.
• IMPORTAZIONI DI SOIA (IL “PETROLIO VERDE”) - A causa della crescente domanda mangimistica proveniente dai propri allevamenti e dalla domanda interna di carni, le importazioni di semi di soia della Cina sono state già pari nel 2007 a circa il 15% della produzione mondiale di soia. Nel 2017, secondo il FAPRI le importazioni cinesi di semi di soia toccheranno i 52 milioni di tonnellate, una somma pari all’86% della futura produzione di soia del terzo produttore mondiale, l’Argentina (il primo e secondo produttore mondiale, sono rispettivamente, USA e Brasile). In pratica, nel 2017 un quantitativo equivalente a quasi tutta la produzione di soia del terzo produttore mondiale sarà dunque destinata a soddisfare esclusiavmente la sola domanda della Cina. 
SURPLUS COMMERCIALE – Secondo “The Economist” nei dodici mesi intercorsi tra febbraio 2007 e gennaio 2008 il surplus commerciale con l’estero della Cina è stato di 265,2 miliardi di dollari. Ha superato quindi l’attivo commerciale della Germania, pari a 257,8 miliardi di dollari nel periodo gennaio-dicembre 2007. Nello stesso tempo il deficit commerciale con l’estero degli Stati Uniti è stato nel 2007 di 815,6 miliardi di dollari, appesantito in particolare dai deficit bilaterali con la Cina stessa, il Giappone e i Paesi petroliferi.
RISERVE VALUTARIE – Secondo “The Economist”, le riserve valutarie della Cina hanno raggiunto a fine dicembre 2007 i 1.530 miliardi di dollari e sono ormai di gran lunga le più elevate del mondo. Ciò nonostante, il cambio della moneta cinese resta ancorato artificiosamente al dollaro ed è sempre più debole, rendendo così “iper-competitive” le merci cinesi, specie rispetto a quelle europee. Negli ultimi 4 mesi il tasso di cambio tra la valuta europea e quella cinese è oscillato tra 10,4 e 10,9 renmimbi per euro toccando nuovi massimi storici.
DEBITO PUBBLICO USA IN MANI ASIATICHE – A fine 2007, secondo il Tesoro USA, il 44,5% del debito pubblico americano collocato sul mercato (“debt held by the public”, cioè escluso il debito finanziato direttamente dai fondi pensionistici, agenzie, ecc.) risultava sottoscritto da investitori stranieri. In particolare, il valore dei titoli a lungo termine del Tesoro degli Stati Uniti detenuto dai soli 6 maggiori Paesi asiatici (Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud, Taiwan e Singapore) ha raggiunto i 1.197 miliardi di dollari, pari al 61% delle obbligazioni di questo tipo detenute da investitori stranieri e a circa ¼ del debito pubblico complessivo americano collocato sul mercato.

continua su http://www.edison.it/edison/site/it/pressroom/releases/index.html?uri=/it/press/general/n11marzo2008.html





Globalizzazione e Protezionismo

13 03 2008

L’altro ieri, con un po’ di ritardo, ho visto su internet l’ultima puntata di Anno Zero in cui il commercialista di Berlusconi (alias, Giulio Tremonti), ci illuminava sui pericoli presenti e futuri della globalizzazione.

Suoi interlocutori erano Fausto Bertinotti, Antonio Boccuzzi (l’operaio sopravvissuto all’incidente della Thyssen e ora candidato per il PD, che bravo!) e Matteo Colaninno.

 (leggi l’articolo….)